Pubblicato da il 18 ott 2016 in Francesco C., Hands on | o commenti

A tu per tu con la nuova Sony RX100 V

A tu per tu con la nuova Sony RX100 V

 

Delle nuove Sony si sa, bene o male, già tutto: la settimana scorsa infatti sono state annunciate le nuove RX100 V e a6500 e noi, come tutti gli europei, ci siamo incollati allo streaming per seguirne la presentazione. Il cuore operativo risiede nel processore LSI, introdotto come grande novità in Photokina al lancio della Alpha 99 II, che migliora la velocità operativa e lo svuotamento del buffer su entrambi i modelli, permettendo un nuovo elevatissimo frame rate; non bastasse, anche il comparto AF vive di nuova giovinezza e ora copre il 65% del fotogramma con ben 315 punti a rilevamento di fase. Ma di entrambe le novità abbiamo già ampiamente parlato quando abbiamo coperto la diretta streaming.

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Ma se dalla presentazione streaming si può sapere tutto di un prodotto, nulla come un handson ti può far capire le reali potenzialità dello stesso. Per cui siamo partita alla volta della sede europea di Sony a Londra, a Weybridge.

Yosuke Aoki

Yosuke Aoki

Questi due little giant, i due nuovi modelli così ribattezzati da Yosuke Aoki, vanno ad inserirsi nel mercato con lo scopo ben preciso di essere il secondo corpo macchina nella borsa di un fotografo. Nel corso degli anni, e nel susseguirsi dei modelli, il trend è andato infatti cementificandosi: chi fa un acquisto simile non è propriamente a digiuno di fotografia. Per quanto riguarda una compatta come RX100 V questo dato è sicuramente cambiato nel corso del tempo: dal lancio della prima RX100, la fascia di chi non possiede già una macchina ad ottica intercambiabile si sta assottigliando.

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Discorso analogo, seppur con un occhio più orientato al professionista, è da farsi per la a6500: qui il rivolgersi a chi già utilizza una mirrorless high end è un percorso obbligato e le “nuove Nex” strizzano proprio l’occhio a chi, per lavoro o per forte passione, scatta sia foto che video e ha bisogno di un prodotto affidabile, duraturo e prestazionale.

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Dopo la presentazione abbiamo potuto mettere le mani su RX100 V e fare qualche scatto, dato che la nuova a6500 faceva solo da contorno a causa del firmware purtroppo non ancora definitivo.

Se non ci fosse la V sul dorso non sapremmo di essere di fronte ad un nuovo modello. RX100 V è infatti identica per moltissimi aspetti al modello IV, sia esternamente che internamente: unica differenza visibile da fuori è relativa al display posteriore, che oltre a basculare di 180° verso l’alto ora ruota di 45° anche verso il basso. La focale è rimasta la stessa, un 28-70mm equivalenti a cui siamo abituati fin dalla RX100 III. Anche il mirino è rimasto lo stesso, sempre a scomparsa e sempre da 2 milioni e 360 mila punti.

A fronte di comandi e pulsantiere che replicano fedelmente i modelli precedenti, e che quindi non creano confusione rispetto all’utilizzo pratico, RX100 V si fa apprezzare seriamente per la velocità grazie soprattutto al processore dedicato LSI: 24fps per 150 scatti in piena risoluzione Raw/jpeg. Se uniamo questo valore al nuovo PDAF da 315 punti, abbiamo una macchina che con la giusta luce e la giusta scena difficilmente perde un colpo. Se tutta questa potenza di calcolo può sembrare superflua, bisogna tenere conto che questa nuova tecnologia deriva dai modelli pro dell’azienda e che in campo mirrorless gioca un ruolo importantissimo: l’AF in luce scarsa è infatti uno dei talloni d’Achille delle “senza specchio” e questa soluzione le rende operative anche quando le condizioni di scatto non sono quelle ideali, dove l’autofocus a rilevamento di fase perde punti rispetto a quello a contrasto. Avere tale tecnologia anche su una compatta prestazionale è sicuramente un quid pluris. Anche la gestione del rumore ad ISO elevati sembra trarne notevole beneficio. Il “contro” di tutto ciò è che, potendo scattare a piena risoluzione per circa 6 secondi, ci si può far prendere facilmente la mano, ritrovandosi a scattare senza pensare; in post sarà poi molto difficoltoso andare a pescare i fotogrammi perfetti nella mole di immagini raccolte..insomma, è una funzione da usare solo in determinate situazioni.
Durante lo scatto continuo si può apprezzare sul display il lavoro del comparto AF: il tracking del soggetto è sempre evidenziato dalla classica colorazione verde dei pixel interessati, quindi si può tenere la scena sotto controllo anche visivamente. Inoltre, cosa davvero pregevole, utilizzando il mirino il blackout è quasi inesistente..perlomeno non è stato percepito dall’occhio, e questo basta.

I set allestiti per la prova puntavano proprio a dimostrare la velocità della macchina in condizioni di luce estreme: erano infatti volutamente poco illuminati, o addirittura proprio controluce. I soggetti erano tutti in movimento, dai più grandi (come i ballerini di break dance) ai più piccoli (come le gocce di vernice colorata che saltellavano a ritmo di musica su un altoparlante). Condizioni estreme, per un AF estremo.

Due piccole pecche, se proprio vogliamo essere pignoli, ci sono: una è la mancanza del touch screen, che non avrebbe sfigurato neanche su un modello così compatto; la seconda è la mancanza di un piccolo grip laterale per facilitare la presa, cosa invece che sarebbe stata ancora più apprezzabile su un modello così compatto.
Per il resto la RX100 V è la fedele riproduzione della RX100 IV ma con un AF e una raffica che ci hanno davvero impressionato in un corpo simile, funzioni ritrovabili soltanto negli ultimi modelli “pro” lanciati da Sony.

1/1000s - f/4 - ISO 1250

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1/125s - f/2.8 - ISO 1250

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1/2000s - f/4 - ISO 1600

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1/2000s - f/4 - ISO 1600

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La prova è stata breve. Le immagini sopra riportate sono tutte state scattate in AF in modalità scatto continuo.

Dopo questa toccata e fuga londinese, aspettiamo le macchine in redazione per una prova più approfondita, sia sul banco che sul campo!

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