Pubblicato da il 11 giu 2019 in Eugenio G.T., Hands on | o commenti

Anteprima: Sony FE 200-600mm f/5.6-6.3 G OSS e FE 600mm f/4 GM OSS hands on!

Anteprima: Sony FE 200-600mm f/5.6-6.3 G OSS e FE 600mm f/4 GM OSS hands on!

La corsa di Sony per aggiudicarsi un ruolo di primo piano, oltre ai profili di spicco che già gli appartengono, tra i produttori di fotocamere e ottiche destinate all’utilizzo professionale sportivo è ufficialmente iniziata. A dire il vero questa rincorsa nei confronti di quelli che sono da sempre considerati i brand di riferimento di genere aveva già mostrato alcuni antecedenti con l’accesso da parte di Sony al regno dei ‘lunghi tele’ in occasione della presentazione del FE 400 mm f/2.8 GM OSS, avvenuta ormai alcuni mesi orsono. Non solamente il 400mm G Master aveva lasciato intendere un più pressante impegno di Sony all’interno di quello che è considerato il banco di prova della fotografia di azione, laddove la velocità e il dinamismo sono i discriminanti qualitativi prioritari, ma anche la fervente innovazione subita dai corpi macchina di serie Alpha 7 e Alpha 9 per ciò che riguarda il potenziamento dei sistemi AF in tracking. Sony ha insomma preparato accuratamente il terreno a quelle che sono le due nuove introduzioni, datate giugno 2019, le quali appaiono più come una dichiarazione di guerra ai brand impegnati nel settore che non come un semplice completamento della propria offerta di ottiche destinate ai corpi full Frame.

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In una sola mattinata, organizzata poco distante dalla capitale inglese, ci siamo visti affidare (con somma soddisfazione personale) ad equipaggiare i corpi Full Frame più aggiornati, un incredibile super tele 600mm f/4 GM OSS, fratello maggiore del più ‘moderato’ 400mm f/2.8 GM OSS di cui abbiamo già detto sopra, ed un parimenti stupefacente, per flessibilità di impiego, 200-600mm f/5.6-6.3 G OSS. In particolare quest’ultimo vanta con il primo numerosissimi punti in comune ma anche elementi distintivi i quali, durante la prova sul campo che ne abbiamo fatto a Kingston Upon Thames, hanno dimostrato per i due un’elevata dose di interscambiabilità e complementarietà.

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Entrambi disponibili da settembre 2019 i due super tele, di cui uno zoom, vantano per prima cosa una totale integrazione all’interno di quelle prerogative che Sony stessa definisce come basilari per fornire al fotografo sportivo uno strumento capace di assecondare ogni necessità di scatto qualitativamente critico sul campo. Tra questi precisione e rapidità, attributi garantiti per prima cosa dalla stretta integrazione tra i sistemi di riconoscimento AF in tracking oggi portati sulla totalità dei corpi macchina Full Frame della casa e la risposta data dai motori AF (tutti lineari, due di tipo XD per il 600mm e DDSSM per il 200-600mm) integrati all’interno dei corpi ottici, oltretutto avvantaggiati da una leggerezza costitutiva esemplare. Si parla di 3.040 grammi per il super tele fisso. In particolare l’impiego di abbondante lega di magnesio per la realizzazione dei ‘tubi’, l’utilizzo di ‘vetri nobili’ a costituire i gruppi ottici (elementi XA ed alla fluorite piuttosto che vetri ED o asferici) e la migliore distribuzione delle masse forniscono sia comfort di trasporto e brandeggio sia una superiore resa dei motori di movimentazione delle lenti interne, di cui ormai Sony ha dimostrato voler fare sempre più spesso uso in ragione del minore attrito generato durante l’uso, rispetto ai modelli ad anello, con un conseguente minore ritardo di risposta. Ritardo che, all’uso pratico dei due, si rivela realmente ridotto ai minimi termini con una facilità di inseguimento dei movimenti dei soggetti inquadrati che lascia piacevolmente sorpresi. O, meglio, tale da creare qualche tipo di perplessità tornando ad impiegare differenti corredi dopo avere per qualche tempo maneggiato l’abbinata Alpha 9 + 600mm GM con cui abbiamo iniziato la nostra avventura londinese.

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Insomma: l’ottica oggi non è solo un complemento del corpo macchina ma lavora con esso per esaltare le prestazioni dell’AF in situazioni critiche. Un ulteriore passaggio è importante. L’incredibile rapidità dei nuovi super tele di Sony va a supportare le sempre più fondamentali doti di Eye AF che ormai il produttore ha collocato sulla quasi interezza del proprio parco macchine. Per un fotografo sportivo, ma anche per il ritrattista, come dicevamo in occasione della presentazione e del FE 135mm f/1.8 GM, il poter lavorare a tutta apertura su soggetti mobili senza alcun timore di mancare il punto di fuoco prioritario (gli occhi nel 90% dei casi) e con la certezza di una qualità, nel dettaglio a fuoco come nel bokeh, assoluta (la serie GM punta proprio a esaltare entrambi questi fattori al contempo) è un’ipoteca sulla riuscita, almeno dal unto di vista tecnico, del lavoro in corso di svolgimento. In particolare il 600mm f/4 GM OSS che abbiamo provato in contesto faunistico di ispirazione ‘safarista’ ha rivelato doti forse mai riscontrate su un pari focale professionale di classica progettazione, in un peso che di poco supera i 3 chilogrammi, anche e soprattutto quando utilizzato a tutta apertura. Ricordiamo che la focale da 600mm non è solitamente la prediletta dai fotografi sul campo i quali preferiscono sovente rivolgersi verso un 300mm luminoso moltiplicato o verso un 500mm di più semplice gestione in termini di massa e ingombri. Entrambe motivazioni che grazie alle doti del nuovo 600mm GM vengono in parte meno.

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Contrasto eccellente e qualità a pieno fotogramma sono le caratteristiche che abbiamo rilevato dagli scatti effettuati in una vantaggiosa giornata di sole, appena velata. Quello che non potrete immaginare a partire degli scatti che pubblichiamo è in ogni caso la fulminea risposta di questa ottica montata sia sulla Alpha 9 sia sulla Alpha 7R III che abbiamo avuto a disposizione. Gli imponenti gruppi ottici paiono spostarsi al interno dell’obiettivo senza attrito, senza produrre alcun rumore (chi pensa di impiegarlo anche nel video, per quanto insolito, ne sarà entusiasta), come se all’interno del corpo dell’ottica debba spostarsi alcunché.

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La serie G Master, cui il 600mm f/4 GM appartiene, garantisce un bokeh plastico e pastoso anche in virtù dell’impiego di un diaframma a 11 lamelle, ulteriore punto in comune con il versatile 200-600mm f/5.6-6.3 G OSS. La condivisione sull’ottica zoom di famiglia G delle più recenti tecnologie di costruzione ottica della casa (citiamo anche il rivestimento Nano Coating) consente il mantenimento di un elevato contrasto anche a tutta apertura ed il contenimento delle aberrazioni cromatiche nonché la limitazione dei fenomeni di flare anche con sole diretto in camera. Tra parentesi: poiché entrambi i tele vengono forniti dotati di paraluce, di eccellente qualità, sarebbe buona creanza utilizzarli…

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Il 200-600mm G parte da presupposti differenti rispetto al poderoso 600mm fisso, pur fornendo risultati i quali, per molti aspetti, paiono sovrapponibili a quelli del primo. Un’apertura inferiore e non costante per tutte le focali consente di contenere enormemente ingombri e peso (diciamolo: anche il prezzo di acquisto!) ma senza rinunciare alla reattività top di gamma del fratello maggiore. Questa è una sua enorme dote funzionale che mi sento di suggerire quale criterio sul quale valutarne l’adozione. Come per il fisso, anche lo zoom di destinazione presumibilmente naturalistica si può avvalere dei nuovi teleconverter 1.4x e 2x di casa Sony (li abbiamo provati in azione anche sul 400mm GM durante le presentazioni EISA) i quali a conti fatti rendono possibile giungere ai 1200mm di focale per entrambi gli obiettivi, con ovvie ripercussioni positive sulla flessibilità di impiego di entrambi. Certo: maneggiare un 1200mm non è cosa facile ed un ovvio calo di contrasto ed incisione è da attendersi così come una reattività in tracking più moderata soprattutto per lo zoom di minore apertura il quale va a perdere 2 stop nell’ipotesi di moltiplicazione 2x. Suggerisco quindi il teleconverter 1.4x, il quale rende possibile un’estensione della focale fruibile unitamente ad una perdita di luminosità trascurabile, soprattutto nel caso delle focali massime in gioco da 600mm. Si ottengono in questo modo lunghette focali di 840mm, f/5.6 per il fisso e f/9 per lo zoom, di imparagonabile efficacia nei geni fotografici veloci e di distanza.

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Sempre in tema di similarità, entrambi gli obiettivi presentati dispongono di un evoluto sistema di stabilizzazione OSS, fondamentale proprio all’intero degli ambiti fotografici verso cui i due obiettivi si rivolgono. Da questo punto di vista sarà forse più il genere fotografico naturalistico a trarne vantaggio, essendo che tutto ciò che verte sull’azione deve solitamente fare i conti con tempi di otturazione tali da rendere di per sé stesso ‘stabile’ l’impiego di ottiche anche di tale escursione. Sul campo da polo ove è stata ambientata la prova del 200-600mm, tanto per fare un esempio, abbiamo fotografato quasi sempre con tempi di otturazione attorno a 1/1000s. Sotto questo profilo il gestire a mano libera il 600mm f/4 non è chiaramente l’opzione più fausta cui sia possibile andare incontro. Il tele fisso è sì ben bilanciato ma dopo 30 minuti di ‘sollevamento’ si fa sentire. Non che sia pensato per tale impiego prioritario: la maniglia / staffa inferiore è chiaramente un invito a collocarlo almeno su un monopiede! Con una massa di poco superiore ai 2 chilogrammi e con un diametro assai più ‘manabile’, al contrario, lo zoom f/5.3-6.3 resta fruibile con estrema rapidità e agio in ogni situazione, anche per via della progettazione attenta a fornire una rotazione della ghiera a controllo dell’escursione focale del tutto contenuta nel passare dai 200mm minimi ai 600mm massimi.

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Tutto appare in definitiva curato al massimo in entrambe le soluzioni (paraluce, attacchi per le cinghie, maniglie / staffe per il treppiedi, pulsanti di focus lock personalizzabili, selettori di controllo OSS e per il range di fuoco, …) che paiono destinate a completare al meglio il corredo fotografico del fotografo sportivo e del naturalista. Flessibilità e contenimento da un lato, esubero prestazionale dall’altro. I prezzi variano di conseguenza con gli onestissimi 2100 Euro richiesti per lo zoom e i più elitari 14000 Euro necessari ad accaparrarsi il prestigioso 600mm f/4. Entrambi disponibili da settembre 2019.

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Sony è chiaramente entrata all’interno del pianeta professionale della fotografia sportiva e di lunghissima gittata con una infilata di soluzioni di rango (dal 70-200m f/2.8 GM, passando per il 400mm f/2.8 GM, giungendo ai qui presenti 200-600mm f/5.6-6.3 G e 600mm f/4 GM) che hanno come elemento di innovazione, rispetto alla concorrenza, proprio la grande integrazione esistente tra corpi, ottiche, processori e firmware di controllo. Se, come abbiamo più volte anticipato, la sfida del prossimo futuro sul fronte delle attrezzature starà proprio nel raggiungere l’eccellenza di immagine in ogni contesto di impiego, grazie all’affidabilità dell’AF in tracking veloce ed al riconoscimento dei caratteri somatici, grazie all’assoluta qualità di immagine cui sensori ad alta risoluzione e lenti tendono e grazie al costante dialogo tra le parti del sistema servite da firmware sempre più vicini al concetto di AI, ebbene attualmente Sony ha davvero messo un’ipoteca sul fatto di essere il conduttore tecnologico principale di questa cordata in direzione di quella che sarà la fotografia professionale nel futuro più prossimo.

I dati tecnici dettagliati li trovate su questa pagina di Fotografia.it.

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