Pubblicato da il 6 set 2019 in Uncategorized | o commenti

BANALITA’, OMOLOGAZIONE, LUOGO/COMUNISMO

BANALITA’, OMOLOGAZIONE, LUOGO/COMUNISMO

Soffoco! A volte mi sembra di vivere in un recinto di pecore:
** Accendo la TV per vedere un tele/film. == Ecco “Don Matteo”; ogni quarto d’ora la scena che sta passando, quale che sia, in interni o in esterni, sparisce per fare spazio ad una panoramica, dall’alto, di Spoleto. == Passo a Montalbano ed ogni quarto d’ora la scena che sta passando, quale che sia, fa spazio ad una panoramica dell’abitato di Scicli. == Passo su “Ad un passo dal cielo” ed ogni quarto d‘ora la scena che sta passando, fa spazio ad una panoramica delle Dolomiti. Concludo: da quando qualcuno ha cominciato a fare questa cosa di cinque/dieci brevi panoramiche per ogni film, tutti dietro come pecore bene allineate.
** Flash back: qualche ragazzo comincia a strappare i jeans all’altezza delle ginocchia. Un mese dopo tutti i ragazzotti e tutte le ragazzotte indossano jeans con il buco sul ginocchio. Rivendicano il diritto ad esprimersi liberamente, e però tutti avanti di corsa con la stessa divisa.
** Un giocatore di calcio espone in bella vista un tatuaggio sul braccio e tutto il gregge segue. Il tatuaggio diventa subito dopo duplice: uno a destra e l’altro a sinistra. Non basta un tatuaggio di semplice fattura, avanti quindi con un braccio e con l’altro totalmente “anneriti” da un’unica e totale macchia. Si fa fatica a capire se sono le braccia di un bianco o di un nero. Avanti con le pecore!
** Avanti ancora: qualcuno inventa la “cresta” sui capelli e avanti tutti variamente crestati (cresta al centro, solo a sinistra, solo a destra, doppia cresta, ecc.)
** Dieci giorni fa ho comperato dei jeans. Ho faticato un quarto d’ora per farci passare dentro le gambe. Sono andato a fare pipì nella toilette di un ristorante ed ho faticato per tirare fuori … l’attrezzo. Sui calzoni c’era una zip di pochissimi centimetri, che lasciava libero uno spazio inutilizzabile. Però la pipì l’ho fatta; ho abbassato i calzoni fino a trovare quanto mi era indispensabile. Qualcuno mi ha detto “ma Filippo, questa è la moda di oggi”.
** La cravatta? Guai a portarla e, se proprio devi farlo, la porti slacciata come uno straccetto.

*** E potrei continuare a lungo, ma mi fermo qui per ritornare alla fotografia. Oggi non si trova più un blogghettino che non sia stato creato da un ragazzotto che frequenti la fotografia da più i dieci mesi.
E qui una nota positiva; questi pseudo esperti, che utilizzano un italiano improbabile, per fortuna hanno una vita brevissima. Siamo in media sui dieci mesi. Ma non finisce qui. Malauguratamente: per un esperto che ci lascia, ne arrivano due nuovi, ancora più infestanti.
E tutti, o quasi, inaugurano con il famoso aforisma di HCB “fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”. Cosa c’è di più banale e di più sbadigliogeno per presentarsi come coltissimi? Dello stesso Maestro anche questa, meno conosciuta, “le prime 10.000 fotografie sono le peggiori”. Boh! Doppio boh! Con tutto il mio più grande rispetto non riesco a capire come il Maestro abbia condotto questa rilevazione. Per farlo, per arrivare con una metodica statistica corretta, a questa constatazione, avrebbe dovuto farlo prendere in esame 10.000 fotografie di molti autori, valutarle, classificarle, ed io non credo proprio che HCB si sia fatto questo dispetto. O no?
E poi ci sono gli aforismi, acculturatissimi certamente, di cui mi sfugge però il significato. Ad esempio, questo di Susan Sontag che afferma con decisione “la fotografia è un’arte elegiaca, un’arte crepuscolare. Quasi tutti i suoi soggetti, per il fatto di essere fotografati sono tinti di pathos”. Io non sospettavo di essere reo di tali reati. Boh! Doppio boh!
Saluti a tutti.

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