Pubblicato da il 26 gen 2019 in Uncategorized | o commenti

C’E’ STREET E STREET

C’E’ STREET E STREET

DSC_1425DSC_1397La fotografia si nutre oggi di continui aggiustamenti gergali. Una volta c’erano le che oggi, più snobisticamente, si sono trasformate in . Oggi tutti fanno quando sono in grave deficit di creatività. A favorire questo neologismo gli attuali , che l’altro ieri con linguaggio meno acculturato si chiamavano . Oddio, non è che tutte le street siano, fotograficamente, da buttare via. E’ però vero che gli smartphone sono costantemente parcheggiati nelle nostre tasche perché ricevono e spediscono wattsup, perché ci portano le fotografie del nostro ultimo e sexi , perché ci consigliano l’ – più modaiolo. ecc. Gli smart sono come un organo del nostro corpo. Chiedo: come potremmo andare a spasso senza il naso, senza la colecisti, senza la bocca? Ecco, è la stessa cosa con gli smartphone. Ed allora visto che essi sono con noi, notte e giorno, e dappertutto, e visto che anche le fotografie, facciamoli giocare.
E così avviene che ogni cavolatina nella quale inciampiamo si trasforma in foto/immagine imperdibile. Il guaio è che le cavolatine sono miliardi e che, fra di esse, può essersi impigliato qualcosa di carino. I portatori di smart non fanno fotografia, non fanno ricerca, – acchiappano – quel che capita loro a portata di mano: , suonatori andini, minigonne spaziali, vecchi dal volto arrugginito, ragazzotti selfie/dipendenti, ecc.
Tutto questo bla-bla è per dire che la Fotografia deve nascere da un progetto, da una curiosità pediatrica, da una specifica esigenza di comunicazione. E deve esprimere qualcosa che non sappia di episodico, di trovato per caso. O no?
Ecco: vi propongo qui due fotografie che sono state viste, anzi pre/viste, che hanno un denominatore comune, e che realizzano un gioco figurativo accattivante.
Qualcosa da dire?
Concludo: gli smartphone vanno dappertutto, ma usiamoli in fotografia anche con la testa e con sana creatività. Saluti

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