Pubblicato da il 11 giu 2014 in Francesco C. | o commenti

Cerchi un fotografo? Te lo trova Picquest!

Cerchi un fotografo? Te lo trova Picquest!

 

Ultimamente stanno nascendo sempre più applicazioni interessanti per la fotografia e il mondo che vi sta attorno: non solo filtri quindi, ma veri e propri servizi per amatori e professionisti (vedi Lenstag) per cercare sempre più di avvicinare due tecnologie che sembrano ancora un po’ lontane.

Picquest nasce proprio per questo.
Picquest è una nuova applicazione, disponibile ad oggi solo per iOS e solo su invito (2000 download e 950 fotografi presenti), ma che Yishay Saban, CEO e fondatore di Picquest, ci ha assicurato dovrebbe approdare a breve anche su Android, in circa quattro settimane. Tecnicamente è però un servizio cloud, dove i fotografi caricano i loro lavori per poi renderli disponibili tramite l’applicazione a tutti coloro che ne sono provvisti.

A cosa serve?
Picquest serve per trovare fotografi, nel caso servissero per un lavoro o per uno shooting o per un evento: una sorta di fusione di più servizi (mappe, foto, social network), ma tutti in uno. Una volta ricevuto l’invito e dopo essersi loggati, inizia l’esperienza: ci si può iscrivere come fotografo o si può utilizzare l’app anche solo per ricercare contenuti.

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Picquest lavora con la geolocalizzazione ed è in grado di trovare fotografi e ordinarli in base alla vicinanza rispetto a chi ne abbisogna, ma si possono ricercare anche contenuti, in quanto sull’app sono condivisibili gli scatti e vi è un motore di ricerca interno per argomento, data, luogo e persona: di ogni fotografo quindi sarà visibile sia la bio, sia il lavoro svolto fino a quel momento, sia i collegamenti personali per contattarlo, quali profilo Facebook, Twitter, Instagram e, naturalmente, email.

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Siccome l’applicazione collega servizi social come Facebook e Flickr, dai quali ci si può loggare su Picquest senza passare per la registrazione, nel profilo personale dell’autore compariranno le gallerie immagini caricate su detti social network, rendendo più facile la valutazione del fotografo che ci interessa. Nella ricerca immagini poi, a fronte di questi collegamenti, compariranno anche le foto dei nostri amici.

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Picquest però non è solo un luogo virtuale (una vetrina) dove far conoscere la propria attività, bensì anche esercitarla. La somiglianza con il servizio offerto da Uber è quasi scontata: come Uber mette in contatto privati ed NCC, così Picquest mette in contatto privati e fotografi dai quali acquistare scatti, chiaramente dietro ad una commissione. Le immagini saranno infatti protette da watermark e, per scaricarle, si dovranno avere i permessi..quindi si dovrà passare obbligatoriamente attraverso un pagamento, collegato al nostro indirizzo email personale (esattamente come avviene quando acquistiamo un’applicazione per il nostro smartphone). Il watermark non è posto dall’autore bensì è frutto di un algoritmo che lo appone automaticamente dopo il caricamento della foto, cosa molto utile se si vogliono condividere subito delle immagini ma si ha paura che vengano usate senza permesso.

Quindi, in sostanza, per acquistare una foto basterà cliccare sulla stessa e seguire i passaggi suggeriti, fino ad arrivare al pagamento.

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Insomma, l’idea pare molto interessante.

Ci potrà essere “inquinamento” di users? Sì.
La domanda che penso si faranno tutti su questo servizio è: “Quindi chiunque con uno smartphone può “spacciarsi” per fotografo?”
La risposta è che in realtà sì, potrebbe chiaramente succedere e succederà..però, ovviamente, non più e non meno di chi si propone come tale sui social network o su internet in generale. Contando poi che questo servizio è aperto a tutti, verificare le credenziali della persona attraverso i suoi contatti, i suoi lavori ma sopratutto attraverso la sua galleria fotografica, non dovrebbe essere poi così difficile.

Nel caso voleste provare il funzionamento di Picquest, lo trovate qui.

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