Pubblicato da il 24 mar 2018 in Eugenio G.T. | o commenti

Con Giulio di Sturco e Canon. Storie di Fotografia.

Con Giulio di Sturco e Canon. Storie di Fotografia.

Canon ha da sempre sottolineato con il proprio operato come alla base della presenza dei propri prodotti all’interno dei corredi professionali dei fotografi di mezzo mondo vi siano in primis due aspetti sotto gli occhi di chiunque. Da un lato, scontato, il know-how tecnologico acquisito in decenni di pratica sul campo (termine quanto mai appropriato) e dall’altro l’attenzione per il ruolo del professionista non solo come fruitore finale di corpi macchina e ottiche bensì come persona in grado di instradare altri nel corretto modo di intendere creativamente ed emotivamente questo mestiere. Non a caso il ruolo di coloro che vengono definiti ‘Ambassador’, gli ambasciatori di Canon, è riservato e fotografi professionisti i quali dimostrino non solo perizia tecnica (oggi assai più diffusa che in passato) bensì un’elevata empatia sia nei confronti delle storie da essi raccontate per immagini, quale che sia il genere praticato, sia nei riguardi di coloro che ad essi si rivolgono per apprendere. Questo preambolo per introdurre un nuovo incontro che si è realizzato grazie a Canon in occasione dell’arrivo a Milano di un evento di risonanza mondiale come il l’ISU, World Figure Skating Championships, campionato mondiale di pattinaggio su ghiaccio di figura.

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La presenza di Canon all’evento in ruolo di sponsor ufficiale (e di ovvio supporto tecnico a tutto quello che è l’apparato di ripresa fotografica chiamato a documentare la manifestazione) ha reso possibile organizzare alcuni giorni in compagnia di Giulio di Sturco, ambasciatore Canon ivi presente, noto ai più forse in modo maggiore per gli straordinari riscontri avuti nello scenario fotografico internazionale del World Press Photo. Giulio di Sturco, italiano di origine ma residente tra Londra a Bangkok, vanta un palmares non di poco conto visto che ha ottenuto già due primi premi presso il circuito WPP (2009  e 2015) ed è ufficialmente nominato per l’assegnazione dei premi WPP di quest’anno 2018. Più di questo Giulio è un eccezionale ‘raccontastorie’ e le narrazioni che riesce a testimoniare attraverso la fotografia sono caratterizzate in primis da un grande attenzione per il profilo umano dei protagonisti che le animano. Motivo questo che lo ha portato appunto a figurare ormai in modo piuttosto continuativo all’interno della competizione suddetta.

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Ciò che abbiamo avuto la possibilità di fare grazie a Giulio ed alla disponibilità di Canon è stato il raccogliere nell’arco dei tre giorni, concomitanti con l’evento sportivo principale che anima Milano in questo inizio di primavera, alcuni scorci di ciò che questa città ha da offrire a noi che la conosciamo ed a coloro che forse la vivranno solo in occasione di tale evento. Il primo spunto con cui ci troviamo ad avere a che fare è una dimostrazione di cucina creativa tenuta dallo chef olandese Jasper Udink ten Cate, vero artista culinario, alle prese con rappresentazioni del cibo che superano largamente l’idea che potremmo avere della cucina intesa come semplice processo di preparazione del cibo.

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Molto colore e molta azione che abbiamo documentato (qui ne riportiamo solamente un piccolo estratto) grazie alla sempre premiante (e divertentissima!) EOS 5D Mark IV, equipaggiata per l’occasione con il nuovissimo flash integrante un sistema di intelligenza artificiale Speedlite 470EX-AI. Ora, senza togliere nulla a quella che sarà la prova ufficiale di questa unità di illuminazione, pare di avere in braccio un essere vivente! In pratica grazie alla funzione AI Bounce il 470EX-AI riesce a comprendere quale sia l’angolazione migliore per effettuare un rimbalzo del lampo ed ottenere un’illuminazione diffusa sul soggetto.

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Certo, occorre agevolarlo con una superficie riflettente a portata umana (30 metri di distanza non vanno bene, per capirci) e con una situazione di illuminazione gestibile ma il poter evitare finalmente di regolare manualmente la testa del flash ad ogni cambio di orientamento di fotocamera e ottica è cosa grandiosa. Tornando al soggetto dei nostri primi scatti. E’ Giulio che si occupa di gestire il set e di condurci alla scoperta di come testimoniare al meglio questi momenti ma in particolare ciò che colpisce è il fatto che non basti piazzare delle luci per ottenere scatti degni di essere mostrati. E’ la comunicazione con il soggetto, il concordare cosa verrà fatto assieme (fotografo che riprende e soggetto che produce l’azione) a fare la grande differenza.

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Stessa metodologia di lavoro che attuiamo alcune ore dopo quando ci troviamo a frequentare i laboratori milanesi di FabLab, contenitore di idee e tecnologia al servizio della creatività che in FabLab Milano trova la propria prima realizzazione italiana. Lo scenario qui muta completamente dato che un locale completamente oscurato viene trasformato in un set a luce UV all’interno del quale scorrono abiti realizzati da FabLab in silicone e pigmento fluorescente (lo stesso dicasi per il suggestivo make-up della ragazze sul set) creando un’ambientazione innegabilmente suggestiva.

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Alla base del tutto sta lo studio compiuto dal ‘think tank’ italiano attorno alla creazione di abiti che reagiscano anche cromaticamente a stimoli provenienti da chi li indossa: temperatura, battito cardiaco, emozione, movimento. Giulio non è assolutamente nuovo a questo genere di contesto poiché è stato uno dei testimoni chiamati a documentare quello che è oggi il più evoluto progetto di robotica al mondo, ovvero la realizzazione dell’androide Sophia per opera dei laboratori di Hanson Robotics.

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Vi suggerisco uno sguardo al lavoro di Giulio di Sturco a riguardo. Per ciò che riguarda la nostra, di esperienza alle prese con soggetti umani calati in un contesto altamente tecnologico, l’ho affrontata mettendo ovviamente da parte l’illuminatore ‘intelligente’ per non rovinare il contesto della ripresa ma adottando invece, visto che la disponibilità di Canon nel mettermi a mia volta nelle condizioni di sperimentare è stata pressoché illimitata, una scelta che apparentemente andasse in direzione contraria all’automazione dello scatto. Avete mai realizzato ritratti con un’ottica basculante?! Ebbene, posso garantirvi che la possibilità di isolare una sezione del volto di chi vi stia di fronte grazie al basculaggio del Canon TS-E 90mm f/2.8L Macro Tilt-Shift è uno strumento creativo non da poco. Si tratta di un’ottica manuale ma che nel buio di un locale ove il volto della modella sia rischiarato (per quanto in modo decisamente non convenzionale) non crea assolutamente disagio, anzi forse vi dà maggiore rapidità operativa rispetto alla gestione dei punti Af in un contesto del tutto scuro. E si tratta di un’ottica soprattutto di focal media e macro, prerogativa che sappiamo benissimo nel ritratto sia una dote particolarmente utile. Impressioni a questa prima giornata di esperienza ‘sul campo’ accompagnato da Giulio e da Canon? Direi una sorta di scossa per via del fatto che ci si rende conto in occasioni come queste di come, in fin dei conti, le fantasie che ci possiamo creare a priori sul come e sul dove ci troveremo a fotografare sono quasi sempre destinate e restare fantasie. La realtà è oltremodo colma di spunti interessanti da fotografare, non per forza identici a quelli celebri e già fatti da altri che potremmo riconoscere. Ciò che occorre per riconoscerli ed avere gli strumenti per fare fronte a queste improvvise manifestazioni. Questo è il motivo per cui questa tre giorni milanese in compagnia di Giulio di Sturco e di Canon si sta definendo come decisamente rivelatoria.

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Proseguiamo oggi stesso con una prolungata sessione di Street (anche se mi aspetto che la visione che ne posso avere a priori verrà stravolta non appena partiremo!) e con il tuffo di domani proprio a bordo pista dei campionati mondiali di pattinaggio. Ne riparleremo.

di EGT.

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