Pubblicato da il 1 gen 2019 in Filippo Crea, Uncategorized | 7 commenti

divieti del cavolo …

divieti del cavolo …

DSC_1051DSC_0053DSC_8704Mi ero imbufalito! Ero in visita al Museo …. di ….. – Dissi subito ai sorveglianti che avrei voluto fare delle fotografie dell’ambiente, umano e non. Non avrei fotografato le opere, assicurai, anche perché da sempre mi fanno tenerezza quelli che, armati di compattine d’ordinanza – flashatissime – sparano ad alzo zero sulla Gioconda o sui dipinti di Chagall. Accanto a me c’è sempre, o quasi, un’armata Brancaleone fornitissima di smartphone di diverso calibro, che lascia indifferenti i sorveglianti che si aggirano torvi ed occhiuti. Ed ebbi l’idea di proporre come “compito a casa” il tema “al museo”. E mi servii di queste mie fotografie per decodificare il mio invito ad andare a caccia della fauna interessantissima che vive in questa specialissima riserva.
C’è qualche commento da parte di chi mi sta leggendo e condivide, o meno, il mio foto/imbufalimento ? Grazie

7 Commenti

  1. Completamente d’accordo con gli interventi precedenti.Nonostante il decreto Franceschini in molti musei compreso quello provinciale della mia città, Brindisi, vietano di fotografare. Per me che gestisco un blog sull’arte è davvero un problema; per fortuna nei maggiori musei che ho visitato a Londra, Parigi, Budapest il divieto è valido solo per poche foto, solo quelle di cui il museo non possiede i diritti avuti in prestito da altre collezioni. Perfettamente d’accordo con il sig. Marcello, se si tratta di pagare un balzello non è un problema, ma finiamola con le persecuzioni. Però, vorrei anche si creasse un’autorità a cui rivolgersi per fare rispettare la legge. Legge che non dimentichiamo, vale anche per le fotografie negli Archivi di Stato, perchè anche lì ci sono le vessazioni! Recentemente sono andato a vedere una mostra sul ’68 organizzata appunto dall’AdS di Brindisi convinto di poter fare qualche bella foto, ma appena arrivato mi sento apostrofare dall’attuale dirigente facente funzioni che mi intima di fare solo foto d’insieme, cioè all’intera parete, e non foto singole, eludendo in tal modo la legge. Evidentemente il decreto Franceschini è stato inteso, da alcuni, solo come una facoltà da esercitare applicando proprie regole, e non come un obbligo.
    Buon Anno

    • Grazie Claudio. Benfatto. Da apporre sulla schiena durante le visite invitando custodi e dirigenti museali a leggere il passo del decreto senza recarci disturbo mentre fotografiamo :-) )

  2. Sono rispettoso dell’arte e dei luoghi che visito, ma sono da sempre un fotografo capriccioso e se c’è un divieto di scattare foto allora devo subito rubare qualche immagine anche se non mi interessa, proprio per andare contro a queste stupide regole che ormai non portano nessun vantaggio al museo o alla struttura.
    Io vivo di pittura, disegno, grafica e immagini, quindi vado nei musei anche per imparare e prendere spunti per il mio lavoro oltre che per un mio arricchimento personale, ultimamente, anche grazie allo smartphone, posso fotografare particolari di dipinti che mai troveresti su pubblicazioni, a volte un solo occhio o una sola pennellata che svelano il metodo di lavoro dell’artista o spunti che mi servono come promemoria e in molti musei questo è finalmente permesso.
    Ormai cartoline e libri se ne vendono sempre meno e sono spesso delle pessime riproduzioni con colori molto discutibili rispetto agli originali, inoltre a chi interessa un libro dove si spiega la storia dei dipinti, del museo o degli artisti, lo compra lo stesso, (io stesso ho la casa piena di libri d’arte) idem per chi vuole una borsa, un puzzle, un poster o un gadget da portare a casa come ricordo o da regalare, Quello che solo in pochi musei o chiese hanno capito è che potrebbero far pagare un biglietto per poter fotografare, come mi è capitato in vari posti all’estero (Normalmente il sovraprezzo per poter fotografare nei musei e chiese che ho trovato all’estero era al massimo di 2€), questa è un’entrata netta che può portare solo vantaggi alla struttura (restauri ecc) e che non ha costi e che anche noi pagheremmo volentieri anche solo per non aver sempre addosso i controllori.

  3. Ne sono stato sempre convinto.
    Divieti stupidi di gente stupida che non sa neanche perché deve vietare, ma vieta.
    Paura di pubblicazioni in concorrenza ? La qualità non sarebbe certo la stessa.
    Paura di non vendere un catalogo ? I cataloghi non si vendono più, c’è tutto su internet più o meno gratis.
    Paura del flash ? Ormai le sensibilità di fotocamere e smartphone ne rende praticamente inutile l’impiego.
    Si vieta per ataviche ragioni inspiegabili anche ai tempi in cui non erano ancora ataviche.
    Con addetti – e soprattutto addette – che sembra non aspettino altro che vederti alzare i gomiti con fotocamera o smartphone per dare sfogo alla propria voglia di bacchettare qualcuno e dimostrare la propria inconsistente autorità obbligata da ancora più inconsistenti direttori.
    Anche se in contesti diretti da personalità e manager di certo più illuminati si inizia a vedere qualche “incredibile” mancanza di divieto.
    In testa i Musei Vaticani, in cui si può fotografare TUTTO e OVUNQUE ad eccezione di tutto ciò che c’è nella Cappella Sistina, e anche se “ti scappa” una foto il gendarme (vero) te lo fa notare con gentile fermezza, tu no lo fai più, lui non va oltre.
    Un altro esempio di assoluta intelligenza artistica e sociale è la biblioteca Casanatense di Roma, dove pure non solo non è proibito, ma si è addirittura invitati a fotografare.
    E allora, iniziamo ad andare dove, e soltanto dove, con le dovute eventuali accortezze, sia consentito fotografare, che – per qualunque ragione si faccia – è l’indispensabile complemento di una visita a installazioni museali di cui si può altrimenti fare benissimo a meno.

  4. ma come scrivete?!

  5. Mantova,Palazzo Te,Sala dei Giganti,scatto una fotografia con una Leica M che già di per se stessa ha lo scatto silenzioso e quindi nessun disturbo per le altre persone presenti.
    Nel secondo successivo vengo aggredito verbalmente dalla signora preposta al controllo e forte della presenza di altre due sue colleghe vengo allontanato in modo incivile e di una maleducazione inusitata dalla Sala.
    Tempo pochi mesi e leggo sul giornale locale che nella stessa Sala hanno fatto entrare un elefante e vari strumenti a percussione per registrare un video di un cantante.
    Ma chi frequenta musei ed in questi organizzare qualcosa di utile per altri avrà ben oltre questo da raccontare.
    Buon anno

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