Pubblicato da il 13 giu 2019 in Uncategorized | o commenti

è fotografia o sociologia ?

è fotografia o sociologia ?

FINCHE’ C‘E GUERRA E FINCHE’ C‘E’ MISERIA, C‘E’ SPERANZA …
Sono ormai troppi i periodici di fotografia che si nutrono di conflitti, di pulizie etniche, di /ragazzi migranti afghani che si spengono nel freddo glaciale di paesi baltici e non, i drammi terribili della siccità nel sud dell’India, i giovani che muoiono in strada a Mumbai, il “se torniamo ci uccidono” in Bangladesh, gli stupri sistematici nei campi/profughi della Libia, Boko Aram e le missioni suicide, la defecazione a cielo aperto in India, i disperati che si gonfiano ingoiando acqua di mare al largo di certe coste nordafricane, le crudeli violenze umane in Nigeria, l’epidemia di Ebola in Congo.
E fioriscono questi reportages che riempiono le pagine di molte Bibbie fotografiche, invece di trovare casa in quelle del sociale. Per carità, sono cose dell’uomo e, come tali, non debbono essere sottaciute. Credo però, che questi reportages non debbano cannibalizzare il ruolo istituzionalmente affidato alla formazione fotografica. E credo inoltre che essi possano semmai, anzi debbano, essere corredati da riferimenti di decisa matrice fotografica. Passino pure, ma in misura contenuta, queste immagini, purché finalizzate alla educazione fotografica. Quale è l’elemento forte della composizione? Quali sono i deficit di questa foto? D’accordo, siamo in presenza di fotografie da catturare al volo senza che si possa riflettere più di tanto, ma a me, lettore di una rivista fotografica, debbono potere insegnare qualcosa. Non si dimentichi che un periodico specializzato, ha un compito specifico che non deve essere trascurato. O no?

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