Pubblicato da il 21 mag 2018 in Uncategorized | o commenti

Editoriale Progresso Fotografico 51

Editoriale Progresso Fotografico 51

Per crescere bisogna sbagliare, questo vale in ogni ambito, dalla scuola alla vita. A maggior ragione in fotografia, ma a condizione di riflettere sui propri errori per trasformarli in occasioni di crescita.
E’ però possibile evitare di commettere una serie di errori banali per rendere più rapida la propria crescita; è quanto ci siamo detti nel progettare questo numero di Progresso Fotografico, che inizia con trenta pagine tutte dedicate agli errori che conviene evitare per realizzare immagini già di buon livello. Per ogni argomento abbiamo messo a confronto un’immagine “sbagliata” con una migliore; alcune potrebbero non essere sbagliate in assoluto, ma poco adatte al contesto, ed ecco quindi che è preferibile distinguere tra scatti “voluti” o “casuali”.
Abbiamo poi voluto confrontarci con diversi professionisti che organizzano workshop ed abbiamo chiesto loro quali siano gli errori classici di chi è poco esperto; sono workshop di genere diverso, dalla fotografia di viaggio a quella di ritratto, dalla Street al reportage, all’architettura. E’ quindi un panorama molto vario che è in grado di rispondere alle esigenze più disparate. Ma cosa ne pensano i partecipanti ai workshop della loro esperienza? Ne abbiamo contattati alcuni chiedendo la loro opinione; in genere soddisfatti, sono certamente esigenti. Le loro risposte ci permettono di capire cosa è possibile attendersi da un’esperienza di questo tipo.
Oggi la Rete e la semplicità dello smarphone tendono a banalizzare l’informazione e la pratica della fotografia; ad esempio tra coloro che si iscrivono ai workshop c’è chi non desidera altro che migliorare le proprie foto quel tanto che basta per “prendere molti Like”! In realtà i tempi per crescere sono lunghi ed occorre studio, leggere libri, visitare mostre, oltre che confrontarsi con altri fotografi, in un confronto vero e non basato sui Like. E’ anche per questo motivo che sono utili le scuole di fotografia, in particolare per chi desidera fare della propria passione una professione; ne abbiamo scelte due ed abbiamo intervistato i responsabili per capire il tipo di offerta didattica, la durata e gli argomenti dei corsi, oltre ovviamente ai costi.
Di certo per iniziare a fotografare nel “modo giusto” il primo errore da evitare è quello di buttarsi su acquisti importanti prima di essersi chiariti le idee sulle immagini che si desidera scattare; oltre ad una spesa inutile per attrezzature non adatte alle proprie esigenze, ne derivano scelte sbagliate anche a livello di formazione. Se è vero che la fotografia la fa il fotografo, e non la fotocamera, tuttavia il risultato non è mai indipendente dal mezzo; ci sono fotocamere (Holga ad esempio) che per le loro ridotte prestazioni finiscono per stimolare la creatività del fotografo, mentre altre offrono una versatilità incredibile e schiudono possibilità che sono limitate solo dalla fantasia del fotografo.
Una scelta che è stata importante per molti fotografi che oggi hanno intorno ai cinquant’anni è quella della fotocamera analogica, in quanto obbliga il fotografo a prevedere i risultati senza poterli verificare in tempo reale; il suo valore formativo è molto elevato. Oggi si trovano reflex meccaniche a prezzi irrisori, ma è comunque formativo usare una digitale in manuale. Certo si ha il vantaggio di vedere subito l’effetto delle impostazioni, ma proprio questo incoraggia la sperimentazione, permette di capire cosa succede con un determinato soggetto quando si imposta un tempo di scatto più veloce o uno più lento, se si chiude o il diaframma o lo si apre. Insomma si capisce cosa significa fare fotografia senza delegare la ripresa ai programmi automatici della fotocamera; questi programmi infatti danno la garanzia di ottenere immagini mediamente buone, ma appunto solo “mediamente”.

Vi segnalo infine la mostra “Rodolfo Namias, manualistica tecnica tra fotografia e industria. 1891-1938” che si svolge nelle sale monumentali della Biblioteca Marciana, ala napoleonica di Piazza San Marco a Venezia. Ha richiesto un lavoro di anni. Purtroppo la ricostruzione del lavoro di mio nonno è difficile perché tutto il suo archivio, dalle pubblicazioni alle lastre, è andato perduto durante la guerra a causa dei bombardamenti che hanno distrutto la redazione. Dopo la guerra mio papà si è impegnato nella ricerca di libri e riviste nel mercato dell’usato, ma molto è sfuggito. Prezioso quindi questo lavoro di Alberto Novo, Luca Sorbo e Dino Chinellato che ringrazio di cuore.
Paolo Namias

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