Pubblicato da il 13 mar 2020 in Filippo Crea | o commenti

fotografia “pomodoro e basilico” e fotografia da super/acculturati

fotografia “pomodoro e basilico” e fotografia da super/acculturati

 

Oggi ho letto e riletto su un sito giovane e di superiore valenza, (www.nonsensei.com) strutturato da Ryichi Watanabe, che mi onora della sua stima ed amicizia, e straordinario operatore della fotografia mercantile e, insieme, di quella culturale, alcuni scritti firmati da Claudio Trezzani, ottimo fotografo e, a mio avviso, velleitario scrittore di cose di fotografia,

Da questa mia lettura, sono venuto fuori annebbiato. Non ho capito un tubo delle cose che ho letto. Non ho molta confidenza, ammetto, con il gergo iper/acculturato di certi analisti.

Ho una Laurea conseguita alla Sapienza di Roma, buone referenze culturali, ma per tentare di capire qualcosa di questi articoli, ho dovuto fare avanti e indietro su due/tre dizionari di lingua italiana, e sollecitare il supporto di alcuni Maestri di Filosofia, di pedagogia post/alluvionale, di riferimenti maieutici, di ricerche micro/cerebrali, di studi socio/semantici, e di approfondimenti gnomosomici.

Bene, per farvi respirare aria fresca, per farvi accostare ad una fotografia <pane e formaggio> vi suggerisco di cercare in Rete due nomi:

A)  quello di Fanny Genoux, giovane e colta mediatrice culturale e fotografa non ancora registrata nell’Olimpo Fotografico.

B) quello di Saul Leiter oggi non più in vita.

Fatelo e vi accosterete a qualcosa di foto/buono.

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