Pubblicato da il 7 mag 2019 in Enzo Dal Verme | o commenti

Il cibo e l’obiettivo di Francesca Moscheni

Il cibo e l’obiettivo di Francesca Moscheni

 

Francesca Moscheni è una fotografa D.O.C.: tecnica impeccabile, creatività da vendere e un gusto fotografico sviluppato in anni di esperienza. Si è specializzata nella fotografia di cibi perché è un soggetto che trova particolarmente affascinante. Le piace cucinare e le piace mangiare e nonostante ciò,  come sottolinea lei stessa, riesce a… mantenere la linea! Confermo.
Conosco Francesca da molti anni, prima che io diventassi fotografo mentre lei stava già cominciando la sua carriera scattando reportage in giro per il mondo. Ha poi fotografato anche interni, ritratti, lifestyle… ma il food è diventata la sua specializzazione principale.
Il suo ultimo progetto è un libro di fotografie ispirate ai colori del Pantone, un “ricettario cromatico” fatto di immagini essenziali e minimaliste che strizzano l’occhio al rigore e alla creatività di architetti, art director, grafici e designers sulle cui scrivanie non manca mai una mazzetta dei colori Pantone.

Sono andato alla presentazione e ne ho approfittato per farle qualche domanda:

Da quanto tempo ti occupi di fotografia di food e come mai ti sei specializzata in questo settore?
Mi occupo di fotografia da più di 30 anni, sono passata attraverso tutte le specializzazioni, dallo still-life allo sport, ritratto, reportage, etc e dal 2000 ho iniziato con il food. In tempi del tutto non sospetti, spinta dal lavoro dei colleghi esteri che stimavo e stimo molto e dalla passione per la cucina che ho sempre avuto, complice una famiglia sempre ai fornelli.

Quali sono gli aspetti più difficili?
Prima di tutto bisogna sapere come gestire la luce. Per me il controluce è la modalità più difficile, ma la più soddisfacente se trattata bene. I volumi si riempiono e le cose prendono fascino.
La luce frontale, sfacciata e descrittiva è molto di moda, ma a mio avviso rende il cibo un po’ “artificiale” mentre io cerco naturalezza e spontaneità, sia con l’uso della luce naturale sia quella artificiale (che cerco di trattare come se fosse naturale)

Ti è mai capitato di dovere trovare delle soluzioni inaspettate per riuscire a rendere bene qualche piatto?
Contrariamente a quanto accadeva negli anni 80 dove si prediligeva fotografare il cibo “fake” oggi si cerca di fare tutto vero, con la conseguente necessità di agire in fretta perché il cibo non si sciupi.
Quindi, a parte idratare bene gli alimenti, non si può fare molto. Quello che invece mi ha molto stupito è stato quando ho scoperto, facendo video pubblicitari (mia recente attività) l’uso di molti trucchi per rendere il cibo al meglio: per esempio il latte e lo yogurt spesso sono pitture colorate…

Come è nato il progetto Pantone Foodmood?
Da un’idea dell’editore Guido Tommasi in sinergia con il brand Pantone americano

Il prossimo progetto?
Sto lavorando a due progetti. Il primo riguarda la mia ricerca sugli strappi che continuo ad evolvere (vedi mio sito fine art www.francescamoschenifineart.com ) e l’altro, appena iniziato, riguarda il tema del tempo. Sto imprigionando degli oggetti nel ghiaccio e li fotografo mentre emergono dalla materia che si scioglie… e la scelta degli oggetti ha un preciso significato… ma non rivelo altro per tenere viva la curiosità.

Se dovessi dare un consiglio a chi inizia adesso a fare foto di food?
Non serve necessariamente saper cucinare, ma serve amare il cibo e, anche se non si direbbe, serve tanta cultura!

Il libro Pantone Foodmood con le foto di Francesca Moscheni si può trovare sul sito di Guido Tomasi Editore da cui è edito o in libreria (nelle maggiori, tipo Feltrinelli).

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