Pubblicato da il 26 set 2018 in Uncategorized | o commenti

IL LUOGO/COMUNISMO

IL LUOGO/COMUNISMO

Cosa è il luogo/comunismo? Intanto non è roba politica. Il luogo comunismo è:
** In televisione: quando si interviene in una trasmissione Tv concludendo con “complimenti per la trasmissione”. Lo abbiamo sentito milioni di volte. O no?
** In fotografia: quando i dilettanti in carriera introducono con “la fotografia è mettere sulla linea …….di HC”. Dico, ma fra i 9 non è .990 aforismi dei grandi fotografi non era possibile scovarne uno meno appena appena diverso? Vi do una mano. Ad esempio (di Ansel Adams) “in ogni fotografia ci sono sempre de autori: il fotografo e l’osservatore”
** In politica: quando: “noi vogliamo abbassare le tasse” (dico, c’è qualcuno che non è d’accordo?)
** Nel parlare quotidiano: quando “non ci sono più le stagioni di una volta” oppure “ai miei tempi non era così” oppure “i giovani di oggi non hanno più valori” – E qui faccio stop. Per anni io ho avuto il piacere di ricevere in Redazione un centinaio di foto/appassionati che chiedevano di foto/chiacchierare con me. Ai molti giovani, a quelli, intendo, non ancora maturi chiedevo cosa volessero fare di specifico in fotografia. Nove su dieci erano sicurissimi: volevano fare i fotoreporter. Eh sì, il fotoreporter era, ed è, una figura mitica. Partiva con il suo giubbotto multi/tasche, e con la benedizione, e con le carte di credito di un editore, saltava in aereo da Berlino a New York, e a Madrid.
Ed allora mi tornava in mente Giuliana Traverso, creatrice della famosa quando la intervistai a Milano, in via Brera, nella storica Galleria “Il Diaframma”. Quando Giuliana si accorgeva che una delle sue allieve era attratta primariamente dal sogno snobistico di poter vivere un’avventura sociale di notorietà, le chiedeva “Dimmi, sei di famiglia ricca?” – Giuliana intendeva sottolineare che la fotografia richiede studio ed impegno, e che (e questo lo aggiungo io) non si diventa famosi fotografi affidandosi ai . E così, con questa notazione, eccomi ad oggi. Ho letto moltissimo: psicologi, ammalati di , compravendita dei con garanzia per capire cosa è questo enorme fatto sociale. E di questo fenomeno, intendo solo riferirmi ai in fotografia escludendo quelli che proliferano a migliaia anche in molti altri terreni del nostro oggi (poesia, narrativa, sport, gastronomia, religioni e filosofie varie) si può scriverne all’infinito. Ed io non voglio alimentare questo terreno affollatissimo.
Voglio semplicemente chiedere ai miei lettori se credono davvero che cento, mille, diecimila formulati da amici e corrispondenti più o meno ruffiani, possano fare di loro dei fotografi migliori di quelli che non partecipano a questo mortificante “mercatino della paccottiglia”.
Ed ora, per piacere, non mandatemi nemmeno un solo like per quanto sopra. Grazie

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