Pubblicato da il 21 mar 2018 in Enzo Dal Verme | o commenti

La presenza del fotografo nei ritratti

La presenza del fotografo nei ritratti

 

“I miei ritratti si riferiscono più a me che alle persone che fotografo” e anche “a volte penso che tutte le mie fotografie siano solo foto di me stesso”.

Ho scoperto queste parole di Richard Avedon dopo che qualcuno mi aveva fatto notare che le persone fotografate da me hanno spesso una espressione simile.
“Fotograferò anche io sempre me stesso?”, mi ero chiesto. La mia impressione non era quella. Io ero convinto di puntare il mio obbiettivo su una sfumatura della profondità del soggetto e immortalare qualcosa di speciale e unico proprio di quella persona.

Però, pesandoci bene, la mia definizione era esatta ma incompleta. Nei miei scatti non ci sono solo i soggetti che ritraggo, ci sono anche io e la mia scelta di evidenziare un certo aspetto e non un altro. Anzi, per dirla tutta, il mio obbiettivo non è obbiettivo. Io ho un mio punto di vista e le mie fotografie evidenziano una determinata sfaccettatura di quella persona.

Nei miei ritratti sottolineo qualcosa che mi colpisce, magari un aspetto che rende i miei soggetti speciali e unici e di cui loro stessi non sono consapevoli. Metto a fuoco ciò che forse la mia presenza incoraggia, qualcosa di diverso da quello che emergerebbe con altri fotografi.

Dunque la mia foto mostra effettivamente l’unicità della persona fotografata e il fatto che in tanti miei soggetti l’espressione sia in qualche modo simile è determinato dal mio punto di vista.
No, non fotografo sempre me stesso. Fotografo in qualche modo anche me stesso.

E per voi com’è?

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