Pubblicato da il 29 mag 2015 in Uncategorized | o commenti

La tosatura delle fotografie

La tosatura delle fotografie

Certi fotografi affermano decisi: “una mia fotografia deve essere riprodotta esattamente come io l’ho progettata in ripresa e, pertanto, niente tagli. La corrispondenza totale tra ripresa e prodotto finale è la riprova della mia abilità nel comporre”
Beh, questo è un luogo comune e, come tale, è privo di buon senso. Distinguiamo: a) nel fotoreportage sociale o di guerra l’eliminazione di una parte del fotogramma, può magari “alterare” il peso documentario dell’immagine, ed essere quindi discutibile – b) nella fotografia “à la sauvette”, quella cioè beccata al volo, si scatta di corsa per non perdere un momento magari irripetibile. Un istante dopo potrebbe essere già tardi. Non si ha pertanto il tempo per comporre come si sarebbe voluto. E quindi, perché mai io non dovrei correggere le cose a posteriori? Io lo faccio, e continuerò a farlo disinvoltamente. Vi proporrò via via alcune “tosature”, e cioè l’utilizzo della taglierina, se esso è finalizzato all’ottenimento di un’immagine più accattivante. o, comunque, diversa.
Ecco qui due esempi; altri ne seguiranno.

I vostri commenti saranno graditi.

Questa immagine è nata nella avveniristica area di Porta Nuova a Milano. Io trovo questa foto un po’ sporca o, comunque, troppo “carica”.  Le presenze a dx nel fotogramma penalizzano difatti la pulizia dell’insieme.

Qui la taglierina ha fatto un buon lavoro restituendoci un’immagine più rigorosa ed essenziale.

Qui invece nessuna delle due prove è migliore dell’altra. Sono due immagini diverse. Nella prima prova, a fotogramma pieno, c’è, molto forte, il senso dello spazio e dell’altezza del luogo nel territorio. Nella seconda invece la tosatura indirizza l’attenzione dell’osservatore sulle figure umane e su quel che stanno vivendo.

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