Pubblicato da il 17 giu 2020 in L'esperto risponde | o commenti

Non è la fotocamera a fare le foto

Non è la fotocamera a fare le foto

Riccardo Delli Paoli nell’articolo Nikon D850 vs Sony A7R III ribadisce la celebre frase “non è la fotocamera a fare le foto ma il fotografo”. Vero ma oggi suona retorica e, per vari aspetti fuorviante. Quando scatto una foto con la mia Varex IIb; completamente manuale, senza ritorno istantaneo dello specchio, senza esposimetro sono certo che a far le foto sia io. Si può dire lo stesso con le attuali digitali ipertecnologiche che fanno tutto da sole? Certo, è il fotografo a dover scegliere ma non è lo stesso.
Enzo

Ho presente la Varex. Fotografare oggi con una macchina del genere è sicuramente un notevole esercizio di fotografia essenziale; complimenti!
C’è del vero in quello che lei dice, ma a mio parere c’è anche molto altro. D’altra parte, sono certo che quando si passò dal collodio umido alle lastre a secco, oppure quando Kodak introdusse le prime pellicole a colori, sviluppo incluso, molti fotografi abituati a prodursi o a svilupparsi in proprio il materiale fotosensibile fecero considerazioni simili alle sue. Lo stesso fecero altri quando arrivarono le prime reflex ad esposizione automatica o le prime autofocus. Ad ogni evoluzione tecnica c’è sempre un “io facevo di persona la tal cosa, ora tu trovi tutto pronto; cosa ci metti di tuo?”.
Indubbiamente, tutta la storia della fotografia è andata nella direzione di liberare il fotografo da incombenze tecniche. Per me, certi automatismi sono come il servosterzo o l’ABS delle auto: aiutano, oppure riducono certi rischi, ma rendono anche meno abile e pronto il conducente. Infatti un eccesso di automatismi induce pigrizia mentale e quindi può far produrre foto meno varie e interessanti. Eppure, anche la fotocamera più semplice svolge operazioni essenziali, senza le quali la fotografia non esisterebbe (e infatti duecento anni fa non esisteva).
Dal lato strettamente tecnico, non è mai stato del tutto vero che sia il fotografo a fare la foto. Quindi l’affermazione che lei riporta non va riferita tanto alla manualità più o meno estesa richiesta dall’atto fotografico, quanto all’idea: cosa, dove, quando e come fotografare. Magari anche “perché”, allo scopo di dare un senso alle proprie foto.
D’altronde, con l’avvento del digitale, si è riportata in mano al fotografo tutta la fase post-scatto con le sue infinite possibilità di interpretare la scena. In tutta la storia della fotografia, nessuno aveva mai avuto la libertà d’interpretazione che abbiamo oggi, nemmeno un Ansel Adams o un Sam Haskins dei tempi d’oro. Certo, loro la capacità interpretativa sopraffina se l’erano guadagnata molto più di noi, dati i mezzi primordiali che avevano a disposizione. Mi verrebbe da dire “A ciascuno la sua epoca e i suoi mezzi”. Ciò non toglie che si potrà sempre rinunciare a qualcosa, volendo. Anche le fotocamere digitali più raffinate offrono l’esposizione manuale e il fuoco manuale.

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