Pubblicato da il 10 giu 2019 in A colloquio con la redazione | 3 commenti

sconsolato

sconsolato

Fotoamatore da tanti anni, la mia prima macchina reflex seria fu una Pentax MX. Passato, mio malgrado, al digitale ecc. ecc.

Sono a rimostrare sulle nuove modalità delle prove sia degli obiettivi che delle fotocamere.
Mi era già venuto il mal di stomaco, quando avete cambiato le modalità dei test per gli obiettivi, affidandovi ai francesi che verificano la bontà delle ottiche con parametri (per me) discutibili: sarà per il fatto che con l’età si apprezzano gli aridi numeri, sarà che con gli anni mi sono abituato a valutare i grafici del centro studi PROGRESSO FOTOGRAFICO; ma il nuovo metodo, se mi permettete il paragone, è come passare dalla misura dell’intensità di un terremoto dalla scala Richter alla scala Mercalli. La prima misura l’energia sviluppata dal sisma (valutazione oggettiva) l’altra i danni che il sisma provoca (valutazione soggettiva).

Ma quello che proprio non ho digerito, e ho aspettato di leggere più numeri nella speranza di un ritorno al passato, è spacciare per test delle prove sul campo.
Signori per le caratteristiche di una fotocamera basta andare nel sito del costruttore, per sapere come si articolano i menù, scorciatoie comprese, basta lasciare la fotocamera al nipote di 15 anni per un’oretta. Su internet si trovano fotografi o presunti tali che pubblicano le foto fatte con la loro fotocamera appena comprata. Scusatemi ma non trovo più il valore aggiunto che mi spinge a comprare la rivista. Ditemi che valutazione posso dare (per esempio) alla frase “si nota appena un po’ più di rumore nelle zone scure del fotogramma spinto da 220 a 2800 ma niente di che.”????

Dove sono andati i grafici del rumore, della latitudine di posa, dello scostamento dalla sensibilità dichiarata e quella effettiva, la sensibilità dell’autofocus, delle curve sensitometriche, ecc, ecc. Aridi numeri ma che, come prima, avevo imparato a capire; e mi davano oggettivamente l’idea della qualità.

Ma forse sono io il dinosauro, nell’era dove i ricordi si immortalano con il telefonino; dove le foto, sempre più rare, sono soppiantate dagli scatti magari lasciati nella sim e rivisti solo dal monitor della fotocamera: sapere le differenze tecniche fra un modello o un altro non è più così importante, forse si da più peso al pulsante colorato o al gadget e, per quelli non c’è più bisogno delle prove di laboratorio.

Saluti
Corrado

3 Commenti

  1. Aggiungo che la mia prova pratica non ha la pretesa di sostituire le verifiche di laboratorio. Io continuo a fare, al meglio delle mie capacità, quello che già facevo da diversi anni ad integrazione delle misurazioni di laboratorio.

  2. Buongiorno Corrado, sono la persona che prova le fotocamere. E’ chiarissimo, direi perfino ovvio, che da un test di laboratorio si ricavino misurazioni e quindi dati numerici ottenuti con metodi il più possibile oggettivi e ripetibili mentre da una prova su strada si ricavino delle impressioni. Ho tuttavia la convinzione che le mie impressioni siano ben motivate, derivanti dall’esperienza e dalle esigenze pratiche di chi con questi strumenti ci lavora. Ben diverso quindi dal semplice riportare le caratteristiche tecniche o una pagina di istruzioni. Ovviamente, i miei commenti sono sempre strettamente legati a queste caratteristiche e questi aspetti operativi. Insomma non posso dirle che una certa modalità operativa è poco pratica senza descrivergliela, semmai confrontarla con altre, e quindi motivare perché la trovo poco indovinata in rapporto all’uso sul campo. Sono cose che si capiscono solo usando questi apparecchi, non certo confrontando due schede tecniche. Altrettanto per la qualità d’immagine. Le pare che “si nota appena un po’ più di rumore nelle zone scure del fotogramma spinto da 220 a 2800 ma niente di che” sia una cosa da poco? Cioè da ISO 220 a 2800 il rumore diventa appena più percettibile! Significa che si può fare! Lo sapeva già, prima? Credo che anche tante altre cose che scrivo dopo aver provato una certa macchina lei o suo nipote di 15 anni non le sapesse e non le desumesse da una scheda tecnica. D’altra parte, come avrei potuto darle un numero? Quello naturalmente si ottiene solo con metodi scientifici e attrezzature specifiche. Se/quando sarà possibile riavere funzionante il Centro Studi, saremo certamente più contenti tutti. Io per primo, che come in passato potrò avere un gradito riscontro fra le mie impressioni e le misurazioni. Discorso simile per gli obiettivi. Nessuno mette in dubbio il valore aggiunto delle misurazioni effettuate dal Centro studi, per decenni vanto e fiore all’occhiello della nostra rivista. Se non le stiamo pubblicando, è per motivi oggettivi e non per scelta superficiale. Per inciso, anche la mia prima reflex fu una Pentax MX. Cordiali saluti, Dario Bonazza

    • Signor Bonazza, mi scuso se il mio sfogo è stato preso sul personale. L’inciso che ho riportato è solo l’ultimo articolo che ho letto prima di esternare il mio punto di vista. Ho riportato uno stralcio del suo articolo non me ne voglia; è stata pura casualità.
      Visto che me ne dà l’opportunità prendo spunto dalla sua puntualizzazione per chiarire, se riesco, quello che intendevo. Giustamente Lei nella risposta puntualizza se credo che sia cosa da poco il fatto di un minimo aumento del rumore passando da 200 a 2800 ISO.
      Mi permetto di chiederle: come ha valutato la variazione; nel suo articolo non si indica se è stata fatta sul monitor del dorso della fotocamera, o sul monitor del portatile mentre scriveva l’articolo o su un 27 pollici in 4K. O infine per avere storia di quanto scrive ha fatto delle stampe.
      E mi dica la visualizzazione è stata fatta adattando l’immagine al supporto?
      E’ stata ingrandita?
      Di quanto?
      Se ha fatto delle stampe: su che carta?
      Come vede la sua, pur autorevole, rimane così come io la ho interpretata, una valutazione soggettiva.
      Altra cosa indicare che a 200 ISO il rapporto S/N è pari a 85 e a 2800 scende a 52, dopo soggettivamente uno può commentare come meglio crede il risultato.

      Mi permetta di rimanere della mia opinione sulla necessità di accompagnare un articolo descrittivo con dati tangibili e ripetibili per poterlo chiamare test (come consuetudine di un passato recente). Senza quest’ultimi forse il titolo dovrebbe essere un’altro.

      Un caro saluto
      Mugnaini Corrado

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