Pubblicato da il 3 mar 2018 in Danilo Cecchi | o commenti

SULLA FOTOLOGIA

SULLA FOTOLOGIA

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Il mondo della fotografia, inteso come l’insieme delle immagini fotografiche realizzate da metà Ottocento in poi, è sempre più simile ad un universo in via di espansione. Questa definizione, ritenuta già valida alla fine degli anni Novanta, è diventata ancora più calzante con il procedere nel nuovo millennio e con la diffusione, ad un ritmo esponenziale, della fotografia numerica (o digitale).

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Come è noto, la tecnologia digitale ha comportato un enorme sviluppo nel volume della produzione delle immagini fotografiche, e questo è dovuto all’assoluta semplificazione delle operazioni fotografiche (grazie agli automatismi combinati di esposizione, messa a fuoco e velocità di ripresa, già esistenti negli anni Novanta), e per la estrema semplificazione dei processi di correzione, elaborazione e manipolazione delle immagini (post-produzione digitale), ma anche per il definitivo distacco delle immagini dai tradizionali supporti meccanici (pellicola e carta) che ha reso virtualmente illimitato il numero degli scatti possibili e delle immagini realizzabili.

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Tuttavia, questo vistoso ed inarrestabile sviluppo della quantità e della qualità intrinseca delle immagini fotografiche, non  è stato accompagnato da un altrettanto rapido sviluppo della riflessione teorica e delle indagini socio-culturali sul fenomeno della fotografia in sé. Anzi, se vogliamo, negli ultimi venti o trent’anni abbiamo assistito ad un rallentamento e ad un inaridimento di qualsiasi attività teorica legata ai temi della fotografia, analogamente a quanto è successo in altri campi, come ad esempio la politica, l’economia, ed alcuni settori della cultura.

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Da una parte, grazie alla diffusione della “conoscenza” attraverso gli strumenti informatici (internet ed altro), si sono potute approfondire le cognizioni di base circa gli autori e le opere, sia del mondo contemporaneo che del passato, con un proliferare di pubblicazioni e di esposizioni, e con l’ingresso delle immagini fotografiche nelle gallerie d’arte e nei musei, ma dall’altra parte sono venuti drammaticamente a mancare i momenti di approfondimento e di sintesi, relegando la “fotografia” ad un  ruolo ancora “culturalmente” marginale.

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Mentre si parla correntemente, ad esempio, di “critica” dell’arte e del cinema, di “linguaggio” dell’arte e del cinema, di  “estetica” dell’arte e del cinema, e perfino di “filosofia” dell’arte e del cinema, si incontrano difficoltà enormi nella definizione di una “critica”, di una “estetica” e di una “filosofia” della fotografia, mentre alcuni semiologi negano addirittura alla fotografia lo status di “linguaggio”.

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Per tentare di colmare questa enorme lacuna, accanto alle ricerche di tipo storico occorre condurre analoghe ricerche nei settori della critica, dell’estetica, della filosofia e della semiotica, per cominciare a definire i diversi ambiti della fotografia, a tratteggiare i confini di questo universo mutevole, sviluppando una metodologia complessiva che potremmo definire, utilizzando un termine coniato mezzo secolo fa da Renzo Chini, fotologia.

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